Omakase a Osaka: mi sono affidata e mi sono lasciata sorprendere


Cenare in un Omakase è un’esperienza da fare assolutamente se si è in Giappone, per immergersi in pieno nella cultura e nelle tradizioni di questo meraviglioso paese. “Omakase” significa “mi affido a te”, “lascio fare a te”. Nei ristoranti, tipicamente di sushi, il cliente affida completamente allo chef la scelta del menu, che propone una degustazione con gli ingredienti del giorno. L’esperienza si fa direttamente al bancone, così da gustarsi con gli occhi la preparazione dei piatti, un po’ come ad uno chef’s table.


E “omakase”, in fondo, è proprio quello che ho fatto anch’io affidandomi a Mastroviaggiatore per un fantastico tour fotografico del Giappone, “dalle luci di Tokyo ai templi di Fukui”. Guidata da due grandi fotografi di viaggio, Umberto Ferrero e Roberto Cristaudo, mi sono lasciata trasportare in questo paese stupendo, fatto di contrasti tra tradizione e modernità: dalla calma dei templi di Kyoto ai rumori delle metropoli, catturando ogni cosa attraverso gli scatti fotografici.


La cena Omakase a Tenjimbashi


Ma torniamo alla cena Omakase, quella vissuta a Osaka, nel quartiere di Tenjimbashi. Un piccolo locale, un bancone di legno con otto sgabelli, e dall’altra parte due chef che preparano i piatti della degustazione direttamente sotto gli occhi dei commensali. Sono rimasta incantata a osservare con quanta grazia ed eleganza venivano presentati e preparati i bocconcini di sushi, serviti uno a uno sul piatto da portata che si trova davanti a ciascun commensale, da mangiare rigorosamente con le mani.

La degustazione è iniziata con un boccone di melanzana tenerissima, cotta a bassa temperatura, e fegato di pesce: un equilibrio perfetto tra la dolcezza della melanzana e la sapidità del pesce. A seguire la medusa, tagliata a striscioline e servita con una marinata a base di salsa di soia ed erba cipollina. Io me l’aspettavo gelatinosa, e invece ha una consistenza tenace, quasi cartilaginea.

Poi sono arrivati i vari bocconcini di sushi: il gambero tenero e dolce, il barracuda dalla carne delicata, la trota salmonata buonissima, l’orata e infine il tonno rosso, accompagnato da una generosa dose di wasabi. A chiudere il pasto, una deliziosa zuppa di miso e pesce. In abbinamento, un sake molto floreale e profumato, che però si sposava perfettamente con il pesce.

Entrare in questo ristorante è stata proprio un’esperienza immersiva nella cultura e nella tradizione giapponese, di quelle che ti restano addosso anche dopo essere tornati a casa.

Se dovessi riassumere il Giappone in un’unica cena, sceglierei proprio questa: un bancone di legno, due mani sapienti, e il coraggio di lasciarsi guidare senza sapere cosa arriverà nel piatto. È questo, in fondo, il senso più vero dell’omakase, e forse anche del viaggiare.




Commenti

Post più popolari